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Biechi pensieri

  • Immagine del redattore:  Paola Annita Pagliari
    Paola Annita Pagliari
  • 3 gen 2021
  • Tempo di lettura: 3 min

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Isetaioli





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sto camminando a passi infuriati verso casa,

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senza aver determinato quel che devo fare, ma con una smania addosso di far qualcosa di strano e di terribile.

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Io sono giovine pacifico e alieno dal sangue, un giovine schietto e nemico d’ogni insidia; ma, in quei momenti, il mio cuore non batteva che per l’omicidio, la mia mente non era occupata che a fantasticare un tradimento. Vorrei correre alla casa di don Rodrigo, afferrarlo per il collo,

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e… ma mi viene in mente ch’è come una fortezza, guarnita di bravi al di dentro, e guardata al di fuori; che i soli amici e servitori ben conosciuti v’entravan liberamente, senza essere squadrati da capo a piedi; che un artigianello sconosciuto non vi potrebb’entrare senza un esame, e che io sopra tutto… io vi sarebbe forse troppo conosciuto. Mi figuro allora di prendere il suo schioppo,

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d’appiattarmi dietro una siepe, aspettando se mai, se mai colui venisse a passar solo; e, internandomi, con feroce compiacenza, in quell’immaginazione, mi figurava di sentire una pedata, quella pedata, d’alzar chetamente la testa; riconoscevo lo scellerato, spianavo lo schioppo, prendevo la mira, sparavo,

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lo vedevo cadere e dare i tratti gli lanciavo una maledizione, e correvo sulla strada del confine a mettermi in salvo.

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E Lucia? Sono sicuro che appena questa parola ti si getta a traverso di quelle bieche fantasie, i migliori pensieri a cui è avvezza la tua mente, t’entrerann in folla.


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Mi hai fatto rammentare degli ultimi ricordi de’ miei parenti, mi hai fatto rammentare di Dio,

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della Madonna e de’ santi, pensare alla consolazione che avevo tante volte provata di trovarmi senza delitti,

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all’orrore che avevo tante volte provato al racconto d’un omicidio;

Mi sono risvegliato da quel sogno di sangue, con ispavento, con rimorso, e insieme con una specie di gioia di non aver fatto altro che immaginare.

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Ma il pensiero di Lucia

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, quanti pensieri tira seco! Tante speranze, tante promesse, un avvenire così vagheggiato, e così tenuto sicuro, e quel giorno così sospirato! E come, con che parole annunziarle una tal nuova?

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E poi, che partito prendere? Come farla mia, a dispetto della forza di quell’iniquo potente?

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E insieme a tutto questo, non un sospetto formato, ma un’ombra tormentosa mi sta passando per la mente. Quella soverchieria di don Rodrigo non può esser mossa che da una brutale passione per Lucia.



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E Lucia? Che avesse data a colui la più piccola occasione, la più leggiera lusinga....No, Renzo, non ci pensare neppure

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Ma n’era informata? Poteva colui aver concepita quell’infame passione, senza che lei se n’avvedesse?

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Avrebbe spinte le cose tanto in là, prima d’averla tentata in qualche modo?

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E Lucia non ne aveva mai detta una parola a te! al suo promesso!

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Raga' non so che dire... Dominato da questi pensieri, sto passando davanti a casa mia nel mezzo del villaggio, ma m'avvio a quella di Lucia, ch’è in fondo, anzi un po’ fuori. Mi è sempre piaciuta la sua casetta, con un piccolo cortile dinanzi, che la separava dalla strada, cinto da un murettino.

Sto entrando nel cortile... sento un misto e continuo ronzìo che viene da una stanza di sopra. Saranno le solite amiche e comari, venute a far corteggio a Lucia; non voglio mostrarmi a quel mercato, con quella nuova in corpo e sul volto.


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Fai bene. Vedi di scoprire che succede...





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Provo a mandare un mess a Bettina, che di certo è là in mezzo alle comari






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